Sonia De Michiel PSICOLOGA E PSICOTERAPEUTA
← Tutti gli articoli

Articoli e riflessioni

«Sono solo stanco»: come riconoscere la depressione

Sedia vuota illuminata dalla finestra in una stanza buia

Spesso non arriva come tristezza. Arriva come stanchezza, come distanza, come una vita che continua senza di te.

«Come stai?»

«Bene, sono solo stanco.»

Capita che questa stanchezza duri settimane. Che dormire non basti, oppure che non si riesca a dormire. Che le cose di prima, uscire, una telefonata a un amico, una serie che piaceva, diventino un peso, o semplicemente non dicano più niente. Da fuori magari non si nota: si va a lavorare, si risponde ai messaggi, si fa ciò che c'è da fare. Dentro, intanto, è come se qualcuno avesse abbassato la luce.

Tristezza e depressione non sono la stessa cosa

La tristezza è una risposta normale a un lutto, a una delusione, a un periodo duro. Di solito ha una ragione riconoscibile e col tempo si attenua, lasciando spazio anche ad altro.

Nella depressione il peso resta. Non cambia con le giornate buone, e a volte non ha nemmeno un motivo che si riesca a indicare, che è una delle cose più dolorose: «Non ho ragioni per stare male». Non è un capriccio, non è pigrizia e non dipende dalla forza di volontà. Nessuno si lascia andare per scelta.

Come si può presentare

Non c'è un solo modo. Il segnale più comune è un umore giù, spento, oppure una specie di piattezza in cui le emozioni arrivano attutite. Insieme, la perdita di interesse o di piacere per ciò che prima contava.

Poi c'è il corpo: una stanchezza che il riposo non risolve, un sonno spezzato o troppo lungo, un appetito che cambia, dolori diffusi, mal di testa, un nodo allo stomaco. Spesso il corpo parla prima della mente.

E ci sono i pensieri. Fatica a concentrarsi e a decidere, la sensazione di essere inadeguati, in colpa, un peso per gli altri. A volte ci si sente rallentati, altre volte agitati, incapaci di stare fermi. Negli adolescenti la tristezza può non assomigliare a sé stessa: diventa irritabilità, chiusura, rabbia, un calo improvviso a scuola.

Non serve riconoscersi in tutto. Contano due cose: da quanto tempo succede, in genere da più di due settimane e quasi ogni giorno, e quanto pesa sulla vita di tutti i giorni.

Che cosa può dirci una prospettiva junghiana

Jung vedeva nella depressione un movimento di ritiro: l'energia psichica, quella che di solito ci tiene rivolti al mondo, si volge verso l'interno e fuori resta il vuoto. Questo non rende la depressione meno reale né meno seria. Suggerisce però che spesso, sotto, c'è qualcosa che chiede attenzione: una perdita non elaborata, un modo di vivere che non ci somiglia più, una parte di noi trascurata da troppo tempo.